Patrimoniale: Visco, ben venga ma in sede di riforma e razionalizzazione del prelievo tributario

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Dicembre 2020

La proposta parlamentare di introdurre una imposta ordinaria sul patrimonio ha prodotto l’inevitabile (e attesa) reazione di pruderie e perbenismo tributario. Ora, è evidente che non è consigliabile, né prudente, e forse neanche corretto sul piano politico, proporre riforme fiscali di rilievo con un emendamento alla legge di bilancio, tuttavia se questa può essere un’occasione per ragionare, e non esorcizzare il problema, la proposta è benvenuta. Personalmente ritengo che in sede di riforma e razionalizzazione del sistema tributario attuale, un’imposta ordinaria, personale e progressiva sul patrimonio complessivo, valutato a valori di mercato, che sostituisse tutti i prelievi sul capitale oggi esistenti (Imu, ritenute…), affiancandosi, a parità di gettito con i prelievi aboliti all’Irpef (che sarebbe quindi limitata ai soli redditi di lavoro), sarebbe fortemente consigliabile sia ai fini dell’efficienza e dell’efficacia del sistema, sia a fini distributivi.
 
Ha ragione Cipolletta quando dice che gli effetti distributivi del bilancio pubblico si verificano soprattutto dal lato della spesa pubblica, tuttavia non va trascurato il fatto che il sistema di prelievo oggi in vigore risulta, se si considerano congiuntamente tutte le imposte, progressivo per i redditi molti bassi, proporzionale per la gran parte dei percettori, e regressivo per i redditi alti. Ne deriva che un prelievo ordinario sul patrimonio potrebbe rappresentare per lo meno un utile correttivo di questa evidente incongruenza.
 
Tuttavia, se si volesse intervenire sui patrimoni nel breve periodo con finalità di solidarietà in questa difficile situazione, si potrebbe pensare ad un contributo triennale a carico dei soli patrimoni molto elevati (più di 10-20 milioni di euro), della durata di 3-5 anni che potrebbe coesistere col sistema attuale in attesa di una sua riforma più organica. Infatti, a proposito di contributi di solidarietà, sarebbe il caso di smettere di pensare soltanto alle pensioni e ai pensionati e di rivolgersi anche a settori con maggiore capacità contributiva. Un’ultima notazione: le riserve derivanti dalla presunta difficoltà di attuazione e controllo di un’imposta sul patrimonio sono largamente esagerate. In realtà le difficoltà di gestione non sarebbero diverse da quelle che si incontrano nella gestione di un’imposta generale sul reddito.

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