Imprese minori nella riforma tra imposta cash flow, devastazione dell'Irpef e cuneo fiscale

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Luglio 2020

Nel disordine istituzionale in cui ci troviamo, è difficile capire se l’intervista rilasciata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini rappresenti un’iniziativa personale di un importante funzionario pubblico, o sia indicativa di orientamenti che stanno maturando all’interno del Governo in cui la materia della riforma fiscale viene seguita direttamente dal Ministro Gualtieri. La proposta fondamentale di Ruffini consiste nella introduzione per le imprese di minori dimensioni di una imposta cash flow al posto delle attuali Irpef e Ires. Questa è una possibilità reale di cui in letteratura si discute almeno dai tempi dal rapporto Meade del 1978, e che non ha avuto particolare successo applicativo nei decenni trascorsi. Un’imposta cash flow rientrerebbe nella logica di un’imposizione sulla spesa in alternativa all’imposizione sul reddito tuttora prevalente in pressoché tutti i Paesi. Essa consentirebbe la deduzione immediata degli investimenti, ma al tempo stesso richiederebbe, a rigore, la tassazione degli interessi passivi, cosa di cui Ruffini non fa menzione. Negli anni passati, proprio per agevolare l’accumulazione aziendale, in molti Paesi tra cui l’Italia, sono state introdotte modifiche all’imposizione societaria che hanno allontanato l’imposta da uno schema puro di imposizione sul reddito. Mi riferisco alla Dit e all’Ace che potrebbe essere rafforzata, senza dimenticare che le imprese non investono solo in virtù di incentivi fiscali, ma soprattutto (anzi solo) se pensano di poter ricavare proventi adeguati dai loro investimenti. Inoltre introdurre due diversi sistemi di tassazione delle imprese in un unico sistema creerebbe inevitabili problemi di gestione e possibilità di arbitraggio.

 
Ruffini inoltre sembra sottovalutare le esigenze di una riforma dell’Irpef (e quindi della correzione della devastazione dell’imposta operata negli ultimi lustri a colpi di agevolazioni, incentivi, e bonus di tutti  i tipi), e anche della riduzione del cuneo fiscale che, viceversa, andrebbe semplicemente collegata ad un dato di fatto tanto evidente quanto ignorato nel dibattito corrente, vale a dire la circostanza che il finanziamento del welfare continua a far riferimento principalmente sul prelievo a carico di una fonte di reddito, i redditi da lavoro, che si è andata progressivamente inaridendo negli ultimi decenni, passando dal 65% e più del Pil degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, al 40-45% di oggi, con la conseguenza che oggi c’è un rapporto di 3 a 1 tra prelievo sui redditi di lavoro e le imposte sugli altri redditi, con ovvie conseguenze non solo sull’equità del sistema, ma anche sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale, e sulle possibilità di finanziamento del welfare. La domanda di fondo è quindi: quali sono le priorità di una riforma fiscale oggi?
 
Del tutto condivisibile è invece la proposta di Ruffini, che peraltro rientra direttamente nelle sue responsabilità attuali, di superare il meccanismo di pagamento acconto + saldo, a favore di una rateizzazione mensile del pagamento per tutti i contribuenti (non solo per le imprese, quindi). In proposito devo dire, però, che personalmente provai a farlo sia 20 che 10 anni fa, incontrando resistenze di tipo burocratico-amministrativo (procedure interne ed esterne da modificare, problemi di software, ecc.) che risultarono a quei tempi insuperabili.

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