Cashback un successo per il pubblico ma non per le casse dello Stato e la lotta all'evasione

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Dicembre 2020

Il successo del cashback appare indubitabile: 10-11 milioni di italiani hanno scaricato l’apposita app affrontando le difficoltà connesse. Al nuovo meccanismo è stato anche rimproverato di aver contribuito agli assembramenti dello scorso fine settimana, cosa di cui è lecito dubitare. Non c’è dubbio che questa misura sia stata fortemente voluta, programmata e pubblicizzata dal premier Conte, convinto che la lotta al contante sia la misura più efficace per contrastare l’evasione. Questa convinzione è in parte fondata e in misura maggiore esagerata. Infatti gran parte dell’evasione si concretizza prima e indipendentemente dalle vendite finali attraverso la manipolazione della contabilità e dei bilanci. Inoltre i dati provenienti dall’uso dei pos non sono utilizzabili massivamente a fini di controllo a causa del loro tracciato non del tutto coerente con le esigenze dell’amministrazione, e vi è il dubbio che se essi lo diventassero il Garante delle Privacy potrebbe intervenire ad impedire l’uso su larga scala dei dati o a renderlo più complesso. Ma soprattutto la misura non è particolarmente utile ai fini del tracciamento delle transazioni, a differenza degli scontrini telematici che peraltro ancora non sono obbligatori per tutti. La misura inoltre va a beneficio soprattutto dei consumatori che già usano abitualmente la moneta elettronica per i loro pagamenti, e quindi risulta in questo caso del tutto inutile. Infine, il cashback è molto costoso per il bilancio pubblico, tanto che in precedenti occasioni ho definita questa misura un inutile spreco di pubblico denaro.
 
Diverso poteva essere il caso per la lotteria degli scontrini (che partirà successivamente) che per sua natura opera al margine, incentivando la richiesta del rilascio effettivo di scontrini e ricevute. In questo caso le difficoltà derivano dal fatto che non si tratta di una lotteria istantanea, ma differita, il che riduce di molto le sue potenzialità, e dalla procedura barocca imposta dalla Privacy che ha impedito l’utilizzazione dei codici fiscali come avviene per gli acquisti in farmacia, prevedendo invece la richiesta del rilascio di un nuovo codice identificativo da comunicare al venditore in occasione degli acquisti. In ogni caso, poiché il Governo ha previsto recentemente che anche la lotteria degli scontrini venga limitata a coloro che utilizzano le carte per i loro pagamenti, sarebbe stato (e sarebbe) molto più semplice utilizzare direttamente i gestori delle carte stesse per effettuare estrazioni e pagamenti senza bisogno di identificazioni particolari. Un altro caso, insomma, da un lato di complicazioni gratuite che indeboliscono l’efficacia di strumenti potenzialmente utili, e, dall’altro della convinzione che il contrasto all’evasione va fatto “comprando” il consenso dei cittadini, trascurando il fatto che essi poi possono sempre mettersi d’accordo a spese dello Stato, dividendosi opportunamente i vantaggi.

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