Visco: Il Mes? Una concezione retrograda, tutta tedesca, della moneta unica: aiuti sì ma non a tutti e non allo stesso prezzo

Dicembre 2019

Intervista di Formiche.net "Sono anni che in Ue ci sono debiti sovrani di serie A e serie B, le liti di questi giorni sono demenziali. Ilva e Alitalia pubbliche? Non è più tempo di Iri, sbagliato scaricare il costo di aziende disastrate sui contribuenti. Gli incentivi alla moneta elettronica sono uno spreco di denaro"

Non era proprio il caso di perdere settimane e settimane a discutere del Mes e dei suoi arcani. Il governo ha semplicemente perso tempo a litigare su quanto di più ovvio come il fatto che da diversi anni, ormai, i debiti sovrani in Ue non siano considerati tutti uguali. E allora perché stupirsi di un Mes che riserva l’accesso solo a chi ha i conti a posto o, peggio, imporrebbe una ristrutturazione del debito ai Paesi che i conti ce l’hanno sballati? Per Vincenzo Visco, economista, animatore del Centro studi Nens ed ex ministro del Tesoro con Giuliano Amato e delle Finanze nei governi di Romano Prodi e Massimo D’Alema che di manovre ne ha scritte non meno di quattro, la lettura è questa. 

Visco, veniamo da settimane di polemiche sul Mes. La sua versione?

Credo che sia stato tutto molto demenziale. Sono almeno due anni che discutiamo in Europa di come aiutare i Paesi indebitati. E sono anni che ci siamo resi conto che i debiti pubblici in Europa, non sono tutti uguali. Paradossalmente abbiamo la moneta unica ma con debiti diversi. Assurdo pensarlo ma è così. Ma sono anni che c’è questa situazione.

Colpa della Germania? 

L’idea è certamente nordica: i debiti non sono tutti uguali e dunque nascono gli spread. Ma è una concezione retrograda, tutta tedesca, della moneta unica, che è anche alla base del Mes: aiuti sì ma non a tutti e non allo stesso prezzo. Questo è comunque sbagliato in termini di approccio. Poi, che l’Italia continui a giocare con il fuoco con il proprio debito e non faccia crescita, è un altro discorso.

Ma il Mes dunque ci serve o no?

Sì, ma è condizionato da un pregiudizio, quello tedesco. Secondo il quale l’Italia è un Paese grosso ma forse troppo grosso per essere salvato, dal too big to fail al too big to save.

Che ci sia un’Ue di serie A e una di sere B si evince anche da quell’unione bancaria che nella logica tedesca lega le banche domestiche ai debiti sovrani. Non è così?

Esattamente, il senso è quello. La proposta tedesca per l’unione bancaria è la stessa logica alla base del Mes. Ha ragione in questo senso il governatore di Bankitalia Ignazio Visco quando afferma che in cambio di questa proposta bisogna fare gli eurobond, al fine di avere un debito pubblico uniforme e un bilancio comune. Un disegno che peraltro risale a 20 anni fa.

Torniamo in Italia. Nel 2020 bisognerà fare un po’ di Pil. Idee?

Bisogna decidersi se togliere la polvere sotto il tappeto. Ricominciare a investire, tanto per cominciare, e lasciarsi indietro l’ossessione di ridurre le tasse. Renzi stesso ne è ossessionato. Per fare sviluppo dobbiamo risanare il nostro bilancio e investire nei settori moderni. Combinare queste due cose vuol dire uscire dal tunnel e smetterla con i salvataggi a tutti i costi. La vicenda Alitalia grida vendetta…

Già, Alitalia…lo Stato padrone è così dannoso?

Dipende, a parte che è una brutta espressione. Il fatto che i governi in questa fase storica debbano riassumere un ruolo di controllo e indirizzo nei settori strategici è ormai un dato acquisito. Ma bisogna capire che cosa vuole fare lo Stato con queste industrie.

Qualcuno ha parlato addirittura di una nuova Iri…

Un parolone, viviamo in tempi profondamente diversi da quelli. La cosa importante è non scaricare sullo Stato i costi di imprese decotte, bollite dalla rivoluzione tecnologica. Il punto è che lo Stato deve intervenire dove non riescono i privati.

Ma Alitalia secondo lei la comprerà qualcuno?

Non lo so, noi con il governo Prodi trovammo l’acquirente (Air France, ndr), poi saltò tutto. Onestamente trovo difficile che qualcuno si compri una compagnia che perde tanti soldi al giorno.

Lei tempo fa ha definito gli incentivi alla moneta elettronica come uno spreco di denaro perché?

Perché se uno vuole incentivare la moneta elettronica basta abbassare la soglia del contante a 500 euro e vedrà che aumentano le transazioni. Se io do soldi per incentivare l’uso della carta butto soldi e questo perché, tra le altre cose, l’evasione non dipende dal contante, il grosso dell’evasione è nei bilanci taroccati, il contante è più che altro una questione di riciclaggio.

Area Tematica: 

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
7 + 3 =
Risolvi questo semplice problema matematico e inserisci il risultato. Esempio: per 1 + 3 inserisci 4.