Il “buco” dei condoni rilevato dalla Corte dei Conti: una lezione imparata male

Novembre 2008
La recente approfondita indagine della Corte dei Conti sugli effetti del condono fiscale 2003-2004 voluto dal secondo Governo Berlusconi conferma autorevolmente quanto già era stato denunciato da Nens: la politica dei condoni ha prodotto gravi danni alla finanza pubblica e ha aggravato l’iniquità del prelievo fiscale, avvantaggiando ulteriormente gli evasori e di fatto aumentando l’onere per i contribuenti onesti.
 
L’indagine ha confermato il carattere lassista delle norme grazie alle quali molti evasori hanno potuto beneficiare degli effetti favorevoli della sanatoria senza in realtà pagare neppure le somme, ampiamente scontate rispetto a quanto originariamente dovuto, che si erano impegnati a versare con la dichiarazione di condono. Il buco è stato stimato in 5,2 miliardi di euro, pari al 20% delle entrate a suo tempo annunciate.
 
Particolarmente rilevante è risultato il mancato gettito relativo alla sanatoria degli omessi versamenti (3,5 miliardi di euro).
 
Ma la vicenda del mancato pagamento delle rate successive alla prima non è che il più evidente tra i guasti determinati dalla legge 289 del 2002: basti ricordare le dichiarazioni riservate, la possibilità di mantenere il credito IVA anche in presenza di fatture false, la rottamazione dei ruoli, nonché lo ‘scudo fiscale’ che ha consentito gravi aggiramenti della normativa senza peraltro raggiungere risultati significativi in termini di effettiva regolarizzazione dei capitali all’estero. A ciò si aggiunga, come puntualmente rilevato nella relazione della Corte, la grave distrazione di risorse amministrative, tenuto conto che per oltre due anni l’Agenzia delle Entrate è stata in gran parte distolta dal suo compito istituzionale di contrasto all’evasione per gestire la farraginosa legislazione del condono.
 
Addesso le affermazioni di numerosi esponenti della attuale maggioranza sembrano testimoniare, sul tema del rigore fiscale, una vistosa inversione di rotta rispetto al passato. Tuttavia, la flessione del gettito tributario che già si registra quest’anno, a pochi mesi dall’inizio della legislatura, solo in parte riferibile alla sopravvenuta crisi economica, mostra (come Nens ha rilevato nel suo “Rapporto sulla Finanza Pubblica” presentato martedì scorso) una preoccupante ripresa dell’evasione indotta anche dall’eliminazione delle più importanti misure di contrasto che erano state adottate dal governo Prodi.

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