Governo: Su concessioni autostradali molta confusione e tanti danni

Agosto 2018

Articolo di Lodovico Sonego pubblicato dall’Agenzia Ferpress.

Sulla questione delle concessioni autostradali il Governo fa molta confusione e tanti danni. L’ipotesi di nazionalizzare Autostrade per l’Italia o addirittura Atlantia è solo apparentemente rivoluzionaria.
Se la risposta ad un problema oggettivamente sistemico è la nazionalizzazione perché dimenticare le altre concessioni a cominciare da quelle del Gruppo Gavio? Coerenza esige che il Governo nazionalizzi tutto.
Nazionalizzare costa, il Governo deve dire agli italiani come reperirà le risorse per nazionalizzare il settore e poi deve spiegarci in modo convincente in quale modo lo Stato imprenditore sarà in grado di assicurare una gestione più efficiente, anche lato pedaggi, e con un maggiore volume di investimenti in sicurezza e nuove opere.
La prima conseguenza del ritorno dello Stato imprenditore delle autostrade sarebbe in realtà il riemergere della lottizzazione politica sfrenata dalla scelta del management sino a quella dell’ultimo dei casellanti. Per tacere del rischio nella materia degli appalti. Cose già viste per decenni tanti anni fa ma a quanto pare dimenticate.
La vera rivoluzione sta invece nel mettere in gara le concessioni superando l’insopportabile e pericolosissimo istituto delle proroghe delle concessioni in atto, magari giustificandole con il pretesto dei nuovi investimenti. E’ oltretutto un istituto in contrasto totale con il diritto comunitario.
Bisogna respingere l’idea che il concessionario fa investimenti aggiuntivi rispetto alla concessione e ai piani finanziari esistenti solo a fronte di un allungamento della concessione. E’ l’idea sbagliata a cui mi sono opposto aih me senza successo in Senato per tutta la passata legislatura e alla quale hanno purtroppo soggiaciuto il Pd, il Governo, il Centrodestra -Lega in testa- e i Cinquestelle cui va tuttavia riconosciuto il merito di essersi impegnati con il senatore Cioffi per la pubblicazione degli atti di concessione.
La pretesa dei concessionari di fare nuovi investimenti -esempio Gronda di Genova- solo a fronte dell’allungamento della concessione è inconsistente e contraria all’interesse pubblico.
E’ ben vero che un piano di investimenti e del tempo per ripagarli può avere una durata superiore a quella della concessione ma l’ordinamento italiano già prevede (Direttiva Costa Ciampi, 1998) che gli investimenti non ammortati dal concessionario cessante gli siano doverosamente rimborsati dal concessionario che subentra a seguito di gara. La Costa Ciampi che tutela i concessionari in realtà è sempre rimasta lettera morta perché le società autostradali hanno sempre preferito le proroghe e la Direttiva non è mai entrata in funzione. Si tratterebbe invece di perfezionarne la disciplina con strumento legislativo e poi tutto a gara con un avviso ai naviganti (concessionarie, banche, mercati, sindacati ecc.) che non ci sarà più nessuna proroga e tutti gli interessi coinvolti a cominciare dagli investitori e dai lavoratori saranno tutelati dalle procedure di gara.
Insisto sulla politica delle gare perché sono l’unico strumento che consente al concedente di avere un reale potere negoziale con il concessionario. Chi si sente concessionario a vita agisce nella consapevolezza di poter effettivamente dare ordini a qualsiasi governo.
Sono così convinto della politica delle gare da essermi opposto ripetutamente anche alla proroga delle concessioni assegnate a soggetti pubblici come le regioni. Ho infatti sempre sostenuto la necessità e la convenienza della gara anche per la concessione dell’A4 Venezia Trieste controlla dal Friuli Venezia Giulia che è la mia regione.
L’impressionante forza di persuasione politica dei concessionari associati in AISCAT porta in direzione diversa da quella che indico qui.

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