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"Cambio di Stagione". Articolo di Stefano Fassina su "L'Unità" del 28 marzo 2009

Marzo 2009

 

Cambio di stagione
 
di Stefano Fassina
 
 
Lunedì scorso, quando a Washington Tim Geithner, Ministro del Tesoro, presentava il Piano per normalizzare il sistema bancario e finanziario degli Stati Uniti, sul sito della Banca Centrale della Cina veniva posto un articolo, in inglese, firmato dal Governatore Zhou Xiaochuan per sostenere il lancio di una moneta di riserva globale slegata dal controllo di Stati sovrani, in sostituzione o almeno in affiancamento di Dollaro ed Euro. Il Governatore cinese dà un riferimento preciso: il Bancor proposto da Keynes nel 1944 a Bretton Woods e poi accantonato per volere degli Stati Uniti interessati ad affermare il dominio del Dollaro.
 
La coincidenza delle iniziative di Washington e Pechino non è casuale. Mentre la Presidenza Obama, per riportare la macchina economica USA su un sentiero di crescita, immette nel sistema monetario internazionale un'ulteriore valanga di Dollari, Pechino segnala, con la massima autorità di politica economica, la necessità di voltare pagina. Il rischio svalutazione del Dollaro diventa sempre più alto. E la Cina, come le altre economie emergenti, ha le casse della Banca Centrale stracolme di valuta USA. Accumulate non per generosità, ma per tenere sottovalutata la moneta nazionale e così dare maggiore competitività al proprio export. Ma, la Cina riconosce che l'equilibrio globale dell'ultimo quarto di secolo fondato sul “terrore finanziario” (Summers 2004) è irrimediabilmente saltato. L'economia globale non può più essere trainata dai consumi a debito delle classi medie USA e dai risparmi forzati delle classi medie cinesi, indiane, coreane. Siamo ad un cambio di stagione. E Pechino indica la disponibilità a cooperare per un'economia globale bilanciata e sostenibile, alimentata da una pluralità di motori, inclusa la domanda interna delle economie emergenti.
 
La proposta di Pechino, sostenuta da Russia e Nazioni Unite (Commissione Stiglitz), è l'unica iniziativa politica finora in campo per sciogliere i nodi strutturali della crisi. La Cina ha capito la fase in corso: non una crisi ordinaria, ma una transizione geo-economica, quindi geo-politica. Insomma, l'iniziativa cinese apre ufficialmente una fase costituente per una governance globale adeguata alla realtà politica ed economica del XXI secolo. Una realtà multipolare. L'Unione Europea o, almeno, le sue forze democratiche e socialiste, politiche e sindacali, sono in grado di misurarsi con la sfida riformista aperta da Pechino? O continueranno a difendere inutili orticelli al G8, al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale? L'alternativa all'opportunità offerta dalla Cina è il ripiegamento nazionalista e protezionista e la marginalizzazione delle forze riformiste.

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