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"Così il Governo ha imbrogliato il Parlamento"

Gennaio 2009

 

 
“Così il Governo ha imbrogliato il Parlamento"
 
di Stefano Fassina
 
(Da “L’Unità” del 4.1.2009)
 
Il comunicato del Ministero dell’Economia sul fabbisogno dello Stato per il 2008 conferma due verità di segno opposto. Da un lato, la solidità del risanamento della finanza pubblica operato dal Governo Prodi, grazie al quale Tremonti può regalare gettito agli evasori, posticipare entrate e anticipare spese senza drammatici contraccolpi su equilibri già segnati dalla crisi economica in corso. Dall’altro, l’imbroglio compiuto dal Governo, con la complicità della Ragioneria Generale dello Stato, nei confronti del Parlamento. Vediamo l’imbroglio. Secondo il MEF, il Governo ha attuato per il 2008 “politiche anticicliche mirate a lasciare e/o immettere liquidità nel sistema”. Quando? Con quali provvedimenti?
Senza alcun imbarazzo istituzionale verso il Parlamento, il MEF spiega: “Dal lato degli incassi, si sono manifestati gli effetti della scelta operata per legge di consentire una riduzione della percentuale del secondo acconto IRES e IRAP, riduzione che si è aggiunta all'attenuazione del cuneo fiscale e all'esenzione Ici per la prima casa.” Ma come? Nel cosiddetto Decreto Anticrisi venivano escluse perdite di gettito per la riduzione del secondo acconto in quanto il Governo avrebbe provveduto con un decreto a riprendersi, entro la fine del 2008, quanto dovuto. Ora, il MEF conferma che era una presa in giro. Si trattava di una misura anticiclica camuffata. E conferma pure che era una presa in giro per i Comuni italiani la stima di minori entrate causate dall’eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Allora molti denunciarono che la perdita di gettito per le casse comunali era di un miliardo superiore alla stima del MEF. Ora, il Governo candidamente lo ammette rivendicando, anche qui, la natura anticiclica del provvedimento. Infine, cosa c’entra il cuneo fiscale? Gli effetti della misura introdotta nella scorsa legislatura erano noti. Se Tremonti riteneva sottostimate le valutazioni del Governo Prodi avrebbe dovuto correggerle ptima, in sede di DPEF o di Relazione Previsionale. Perché non lo ha fatto? Per una ragione semplice: aveva bisogno di una copertura per la caduta di entrate da reddito da lavoro autonomo ed impresa dovute all’allargamento dell’evasione fiscale, promossa attivamente negli ultimi mesi.
Il Comunicato del MEF getta una pesante ombra sull’affidabilità dei dati di finanza pubblica presentati dal Governo. È un’ombra molto pericolosa in una fase di tensione sui mercati finanziari. Il Parlamento dovrebbe farsi sentire immediatamente per chiedere rispetto e scongiurare danni ulteriori alle prospettive del Paese.
 

                                                                                            Stefano Fassina

 


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